Lecce

Settembre 2005

 

Il rilancio delle politiche locali e industriali nel Salento.

di Salvatore Giannetto

Segretario Generale UIL Lecce

Tanto la crisi economica nel nostro Paese si fa pressante, ancor di più si accentua il divario del Meridione nei confronti del resto d’Italia. L’ultimo rapporto della Svimez non poteva che confermarlo con i 48 mila posti di lavoro in meno negli ultimi 2 anni, rispetto all’incremento di mezzo milione nel Centro-Nord.

Anche per una provincia dinamica nel contesto meridionale come quella leccese gli effetti occupazionali e produttivi di questa crisi oltre che essere in linea con questi dati più generali, denotano una crisi strutturale di una parte significativa dell’apparato produttivo per lo più composto dal manifatturiero e per due terzi incentrato sulle aziende del TAC.

A questo proposito già nel 2004 il settore nel nostro territorio segnalava un calo del 2,3% negli avviamenti al lavoro ed un rapporto fra questi e le cessazioni di ben 23 punti percentuali in meno. Nel mese di Marzo del 2005 nel leccese il dato delle aziende del TAC ci segnala un’ ulteriore discesa in tutti i comparti con un meno 1,7% nell’abbigliamento e nel tessile, al disopra della media pugliese nel primo caso e di quella nazionale nel secondo; mentre per le calzature i dati provinciali fino a Marzo 2005 ci dicono che le imprese attive calano un po’ meno e cioè dell’1,2%, anche se va’ ricordato che nel quadriennio 2000-2004 il calo era già stato ben più vistoso raggiungendo il meno 9,3%!

Si potrebbe continuare, perché un po’ tutti i fondamentali della nostra economia meridionale e locale ci dicono che si è chiusa definitivamente una fase e si tratta di aprirne un’altra, cogliendo anche le opportunità che la globalizzazione dei mercati ci può offrire.

C’è chi con il più grande paese importatore del mondo, la Cina, sta facendo affari, anche in Italia, se è vero ad esempio che l’elettromeccanica cresce nelle sue esportazioni verso questo Paese del 12%, se è vero che i prodotti made in Italy hanno in America un ricarico del 300% all’ingrosso e del 30% in media al dettaglio.

Anche nelle nebbie di questa crisi è possibile immaginare una nuova politica locale, che ripartendo dal capitale sociale esistente, e con alcune precise coordinate di politica industriale nazionale e regionale, può trovare nel territorio valide leve di ripresa produttiva.

Nel caso delle grandi aziende ci sono ancora oggi le condizioni attorno alla Filanto, all’Adelchi e alla stessa Fiat di strutturare una politica distrettuale orizzontale,che tenga conto delle scelte fatte in questi anni da questi grandi soggetti  nelle relazioni con le altre aziende locali e con le scelte stesse di decentramento in altri mercati.

Senza fare di tutta l’erba un fascio, si dovrà tenere in debito conto tutta una serie di aziende di medio piccola grandezza, che si sono qualificate nel loro contoterzismo, prestando la loro opera per le più grandi firme italiane, sia per le calzature che per l’abbigliamento. Ma è giusto riconsiderare tutto quello che è cresciuto in questi anni nella meccanica e nell’agroalimentare, che sono state consideravate a torto un po’ la Cenerentola della nostra economia.

Quindi come UIL presseremo il Governo centrale affinchè nella prossima Finanziaria attui il rispetto degli impegni fin qui assunti, partendo dall’Accordo di Programma; seguiamo con grande attenzione lo sforzo del nuovo Esecutivo regionale per accelerare i bandi POR e l’approvazione di una legge sui nuovi distretti industriali; ma restiamo della convinzione che in sede locale vadano riaffermate nuove prassi di concertazione, capaci di riorganizzare e ricollegare tutto il capitale sociale disponibile, rifuggendo da una visione sbilanciata solo sui punti di criticità esistenti,ma individuando vecchi e nuovi punti di forza, sui quali rilanciare la progettualità dello sviluppo locale.


La Critica Politica - Poggiardo

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