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Le meste
esequie dei due giovani rom, Emil e Monica, alla Basilica di
Sant’Ambrogio
di
Paolo Rausa*
“Preghiamo per la fatica della Città
di Milano ad accogliere i suoi figli”. Sta in questa sofferta
preghiera il senso della cerimonia funebre di martedì scorso, che
solo l’infinita pietà della Chiesa e del suo braccio apostolico, la
Caritas Ambrosiana, ha voluto significativamente tenere nella
basilica di Sant’Ambrogio, simbolo della cristianità delle origini e
di tutta la cittadinanza milanese. Una minuta rappresentanza della
comunità rom e delle Associazioni – Opera Nomadi, S. Egidio, Naga -
che in città hanno sempre accompagnato le traversìe, nel corso degli
innumerevoli sgomberi, di questo popolo “maledetto” si è stretta
attorno alle bare di Emil e Monica, due giovanissimi rom di 13 e 26
anni, vittime delle condizioni precarie di vita e della repressione
delle Forze dell’Ordine, mosse dalla mano “ferma e inflessibile”
dell’Amministrazione Comunale. La Giunta ha stanziato consistenti
fondi del suo bilancio non per attrezzare campi nomadi, ma per
scacciare le carovane ed erigere terrapieni di incomprensione a
difesa dei terreni agricoli, da non valicare. Il rito funebre si
compie alternando alla lingua d’origine “romanesc” quella italiana
adottata faticosamente e inutilmente dalle due giovanissime vite,
stroncate nel fiore degli anni. Non una presenza istituzionale, non
una misera corona di fiori, disconosciuti in morte come in vita.
“Solo la pietà di pochissimi comuni cittadini – sospira don Virginio
Colmegna paladino della Caritas Ambrosiana – accompagna nell’estremo
saluto i corpi di Emil e Monica, che si apprestano a compiere
l’ultimo viaggio verso la loro terra natale di Draganesti in
Romania, da cui erano partiti colmi di speranza rimaste deluse”.
Mentre Costel Paun, in un impeccabile gessato e con instancabili
disposizioni verbali ai suoi connazionali, si sforza di conferire
con la sua presenza estrema dignità, finora violata, a questi figli
del vento.
San Giuliano,
24/03/2010
*Giornalista - Collaboratore de
"Il Cittadino"
La Critica Politica -
Poggiardo |