Lettera dell'On.le Ludovico Vico (PD) ai Parlamentari Pugliesi del Centro Destra

Ai parlamentari pugliesi del centro-destra

Cari colleghi parlamentari del centro destra pugliesi,

è opportuno che se ci siete battiate un colpo!

E’ più che mai necessario per far capire a chi vi ha eletto (ovvero i cittadini della “nostra” Puglia) che non sarete più disposti a far passare dalle vostre mani e dal vostro consenso politico, l’ennesimo scippo ai danni del Sud.

Che non sarete più disposti a sostenere con i vostri voti decisioni antimeridionali come il decreto legge n. 78/09 (approvato con voto di fiducia), che storna 50milioni di euro, originariamente finalizzati ad investimenti nei “porti hub” (principalmente scali del Mezzogiorno - ndr), verso l’”ammodernamento della flotta Tirrenia e l’adeguamento alle norme internazionali”.

La Tirrenia, anche con il vostro placet aveva già prelevato dal bancomat del Sud, succhiando dai fondi FAS destinati alle aree sottoutilizzate e quindi anche alla nostra terra, ben 390milioni di euro (Decreto Legge 185 -2008 – art. 26) per la sua “privatizzazione”.

Così se nevralgico per il Governo appare questo tipo di attività di trasporto destinato prevalentemente ad aree del Paese geograficamente posizionate al di là della linea gotica, sembra irrilevante la politica di taglio più internazionale relativa alla strategicità dei porti italiani.

Questo Governo, di cui voi siete illustri rappresentanti di maggioranza, a luglio dell’anno scorso,   aveva  sostanzialmente azzerato i fondi per la manutenzione dei porti (sicurezza), per coprire l’onere derivante dal taglio dell’ICI. Ora il Decreto 78 che di fatto dimezza lo stanziamento di 100milioni di euro che la Finanziaria dell’allora Governo Prodi aveva destinato a 3 porti Hub (logistica, transhipment, intermodalità) del Mezzogiorno, in particolare Taranto, Gioia Tauro e Cagliari.

il Governo sottrae ai porti le ultime, uniche e poche risorse ancora disponibili, e così marginalizza il sud ma anche il Sistema Italia.

La portualità italiana, infatti, è legata a stretto nodo con lo sviluppo della portualità meridionale. E in questo il Meridione, cari colleghi, ha già pagato.

Una aspirazione verso il ruolo di piattaforma logistica del Mediterraneo che il Sud è costretto a rimandare a causa del gap infrastrutturale e del grave ritardo nella realizzazione del dragaggi.

Su questo, lo ricorderete anche voi, il Governo Prodi aveva investito, mentre l’attuale esecutivo pensa ai “porti corridoio” di Genova e Trieste. Casualità?

C’è dunque domandarsi cosa accadrebbe se questa politica ormai neanche più tanto celata isolasse le aree del sud del nostro paese e la nostra regione in particolare.

Il porto di Taranto, hub di interesse nazionale, terzo porto nazionale per
il volume dei traffici ha bisogno di fondali a 16,5 metri al fine di garantire
al Terminal Container l'arrivo delle grandi navi cellulari e le navi di IV
generazione  che portano fino a 11mila Teus (container).

Se il Porto di Taranto non sarà in grado di acquisire questi traffici le grandi compagnie di transhipment si sposteranno in Spagna ad Algeciras da dove si vuol far partire il corridoio ispano-franco-tedesco  in direzione di Duisburg: una tratta più lunga e costosa rispetto al corridoio jonico-adriatico
in direzione di Duisburg, ma che probabilmente conta su un sostegno politico di area più forte.

Così mentre in Italia si compiono assurde bagarre da campanile la portualità internazionale mangia sulle teste della portualità italiana.

Cari colleghi abbiamo il dovere di intervenire.

Occorre dare conseguenza alla normativa sui dragaggi per i Siti di Interesse Nazionale (ovvero ad elevato rischio ambientale come Taranto, Bari e Brindisi).

Questo Governo, nonostante il recente decreto Prestigiacomo che fa seguito agli impegni assunti dal Governo Prodi con la Finanziaria 2006, continua a non muovere un grammo di fango o sabbia dai fondali dei nostri porti e ad ignorare l’urgenza di un Piano Strategico dei dragaggi che consentirebbe ai porti italiani (Taranto , Bari e Brindisi) di poter aspirare alla competitività internazionale.

I fabbisogni di scavo dei porti italiani ammontano a circa 50milioni di metri cubi e per i porti di Bari e Taranto si tratta di sfide importantissime con rispettivamente 200mila metri cubi per lo scalo barese e quasi 5milioni per quello tarantino. Dato quest’ultimo destinato ad aumentare a 19milioni secondo il nuovo Piano Regolatore Portuale in itinere.

La bontà dell’offerta Puglia deve essere nella “non” sovrapposizione dell’offerta di servizi e nell’immediata risoluzione dei gap infrastrutturali per sfruttare al meglio i corridoi transeuropei  1, 8 e 5 in rete con Trieste.

Un isolamento ed uno smacco competitivo che abbiamo l’obbligo di fermare.

Per questo torno a chiedervi un “ragionamento di parte”, non in favore di questa o quella coalizione ma della nostra terra.

Roma, 23 luglio 2009

On. Ludovico Vico

La Critica Politica - Poggiardo

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