COMUNICATO STAMPA di
Giovanni D'Agata
Stretta sul mobbing.
Le testimonianze dei colleghi possono inchiodare il
capo che, con le sue intemperanze, stressa a tal punto il dipendente
da fargli venire la depressione e l'ansia, e che per questo rischia,
oltre al carcere, di dover risarcire il sottoposto.
Il componente del Dipartimento Tematico “tutela del
Consumatore di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA segnala
l’importante sentenza della Cassazione Penale in materia di mobbing.
Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 23923 del 10 giugno
2009. La questione portata innanzi alla Giustizia, trae origine da
una storia che ha visto condannare definitivamente un dirigente di
un ufficio giudiziario della Liguria a risarcire gli stati ansiosi e
depressivi provocati dal suo comportamento aggressivo nei confronti
di una cancelliera. Al dirigente è stato contestato di aver offeso
l'onore e il decoro dell'impiegata, pronunciando contro di lei
espressioni come "è una falsa, non finisce qui, gliela farò pagare,
è una irresponsabile". Durante il processo i colleghi di lavoro
avevano testimoniato che il dirigente aveva un "atteggiamento
quotidiano violento, aggressivo, alimentato da intemperanze, gesti
di violenza e prevaricazione". Questi comportamenti avevano
provocato nella donna "uno stato ansioso depressivo, con tachicardia
in stress emotivo", malattia che valse alla donna circa 20 giorni di
riposo. Ad avviso dei giudici della Cassazione non c'è dubbio che si
tratta di mobbing e al dirigente prepotente spiegano che la sua
colpa consiste nel fatto di non aver azionato i "conseguenti poteri
inibitori" per tenere a bada le sue intemperanze, una precauzione
che ogni "uomo medio, dotato di comuni poteri percettivi e
valutativi avrebbe dovuto fare per evitare le conseguenze dannose.
Il mobbing, la parola più inflazionata negli uffici italiani, ha
trovato, in attesa di una legge, una tutela sul piano civilistico e
su quello penalistico nei principi generali del nostro ordinamento:
anche se non esiste un reato chiamato mobbing gli atteggiamenti
prevaricatori tipici di questa fattispecie possono essere puniti con
altri reati come le lesioni o addirittura i maltrattamenti in
famiglia. Ma c'è sempre un problema: il mobbing è difficilissimo da
provare. Questo caso giudiziario spiana però la strada per una
dimostrazione delle prevaricazioni in ufficio che sia meno
impossibile.
Pertanto, il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del
Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, impegnato in
prima persona da anni nella lotta contro il mobbing sui luoghi di
lavoro, esprime sincera soddisfazione per il riconoscimento da parte
della Suprema Corte, di un principio importante che rafforza le
tutele e le garanzie dei lavoratori contro le ingiustizie ed i
soprusi sui luoghi di lavoro.
Lecce, 13 giugno 2009
Tags: La Critica Politica -
Poggiardo - Salento - Notizie |