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COMUNE DI POGGIARDO: COMUNICATO STAMPA
Convegno dedicato
ai SS. Martiri di Vaste Alfio, Filadelfo e Cirino.
Il Comune di Poggiardo informa che
l’Associazione Accoglienza Devoti SS. Martiri e la Parrocchia Maria
SS. delle Grazie di Vaste organizzano il convegno CIVIUM PATRONI
- INCONTRO DI SPIRITUALITA’ E FRATERNITA’ IN ONORE DEI SS. MARTIRI
ALFIO, FILADELFO E CIRINO.
L’evento, patrocinato
dall’Amministrazione Comunale di Poggiardo, si svolgerà sabato 25
aprile 2009 alle ore 17, presso il Salone parrocchiale di Vaste
(Piazza Dante). Il programma dell’evento prevede i saluti di
apertura di Lucio SERGI (Presidente dell’Associazione Accoglienza
Devoti SS. Martiri di Vaste) e di Silvio ASTORE (Sindaco di
Poggiardo). Seguiranno gli interventi del Prof. Filippo Giacomo
Cerfeda (Storico ed archivista), Salvatore Troianini (Presidente
Associazioni e delle Confraternite gemellate), Prof. Salvatore
Mangione (Studioso dei SS. Martiri di Vaste), Prof. Salvatore
Iannitto (Primo Spingitore di Lentini) e Padre Alfio Torrisi
(Responsabile del Santuario di Trecastagni). Le conclusioni sono
affidate a Padre Rocco Alba (Parroco di Vaste).
L’incontro è dedicato alla figura dei
SS. Martiri di Vaste Alfio, Filadelfo e Cirino, nati a Vaste e
martirizzati in Sicilia. Da questa Regione, molto legata alla
devozione dei 3 fratelli vastesi, verranno diversi relatori del
convegno, accompagnati da una folta delegazione di fedeli
provenienti dalle dive4rse città siciliane dove si venerano i Santi
Alfio, Filadelfo e Cirino. Il Comune di Poggiardo, insieme a
Lentini, Sant’Alfio, Trecastagni,
Forza D’Agrò e ai
rappresentanti della Confederazione delle Confraternite e
delle Associazioni religiose dei SS. Martiri hanno
sottoscritto lo scorso anno un protocollo di gemellaggio che
suggella un legame già forte e profondo tra le comunità devote ai
tre fratelli Santi.
Le notizie sulla vita e sul martirio
dei tre fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino sono tutte contenute in
un documento, che gli studiosi delle vite dei Santi fanno risalire
al secondo decennio della seconda metà del secolo X: si tratta di
una lunga e minuziosa narrazione scritta da un monaco, certamente
basiliano, di nome proprio Basilio, e con verosimiglianza a Lentini
in provincia di Siracusa, come si evince dalla precisa indicazione
dei luoghi, delle tradizioni e dei costumi della comunità là
esistente. Il manoscritto, che si compone di più parti, alla fine
della terza parte si chiude con questo periodo, ovviamente in greco:
"Con l'aiuto di Dio venne a fine il libro dei SS. Alfio, Filadelfo e
Cirino, scritto per mano del monaco Basilio".
Il prezioso scritto si conserva nella
Biblioteca Vaticana, segnato col numero 1591, proveniente dal
monastero di Grottaferrata, nei pressi di Roma. Secondo il
manoscritto citato i Santi di Vaste hanno subito il martirio nella
persecuzione di Valeriano e precisamente nel 253.
I fratelli, Alfio, Filadelfo e Cirino
nascono da Vitale e Benedetta, genitori cristiani, nel III secolo
d.C., nella cittadina di Vaste; il padre Vitale apparteneva a
famiglia patrizia e la madre, Benedetta, affrontò direttamente e
spontaneamente l'autorità imperiale per manifestare la propria fede
e sottoporsi al martirio.
Nel 250 l'imperatore Decio emanò un
editto con cui si esigeva che ogni persona sospettata di
cristianesimo dovesse offrire incenso ad una qualsiasi divinità
romana, compreso l'imperatore. Il rifiuto di adorare l'imperatore
sarebbe stato in sostanza il rifiuto di sottomettersi all'impero e i
recalcitranti sarebbero stati condannati a morte.
Ed in questo contesto storico alla
fine del 251, mentre era a capo dell'impero Treboniano Gallo,
succeduto a Decio, un plotone di soldati romani si presentarono a
Vaste in Puglia nella casa patrizia di Vitale e Benedetta da
Locuste, con l'ordine di tradurre in catene i loro 3 giovani figli,
rei di avere elusa la legge con la continua testimonianza di quella
fede che avevano assimilato in famiglia. Vennero prima interrogati
da Nigellione, delegato dell'imperatore per l'Italia meridionale, il
quale, impotente a fiaccarne le loro convinzioni, li fece trasferire
a Roma, insieme con Onesimo, loro maestro, Erasmo, loro cugino, ed
altri quattordici, convinto che, lontani dall'influenza del loro
precettore Onesimo, sarebbero stati più cedevoli ai voleri delle
autorità imperiali.
Qui giunti e rinchiusi nel carcere
Memertino ai piedi del Campidoglio, subiscono un altro processo ad
opera del prefetto Licinio, conclusosi con un nulla di fatto. Ma, se
da un canto non si vuole infierire sui tre giovani fratelli,
espressione di una delle piu' ragguardevoli famiglie dell'impero,
dall'altro si pretende la loro sottomissione.
Vengono trasferiti a Pozzuoli, ove
neanche Diomede riesce a piegarli e successivamente in Sicilia, ove
dettava legge Tertullo, giovane patrizio romano, che destinato come
preside dell'isola, aveva acquistato fama di funzionario integerrimo
ed autoritario. Sbarcati a Messina il 25 agosto del 252, i 3
fratelli subiscono un primo processo a Taormina, poi durante il loro
doloroso e lungo pellegrinaggio, passano da Catania (dove vengono
rinchiusi in una prigione, che ancora oggi è indicata con la scritta
"Sanctorum Martyrum Alphii Philadelphi et Cyrini carcer", in una
cripta sotto la chiesa dei Minoritelli) e da Trecastagni, alle falde
dell'Etna e infine vengono condotti a Lentini, sede di una delle
dimore preferite da Tertullo, che per spezzarne la resistenza li
volle a se vicini il 3 settembre 252, giorno del loro arrivo,
affidandoli al suo vicario Alessandro, con il compito di sostituirlo
nell'opera di persuasione durante i giorni in cui sarebbe stato
fuori città.
Tertullo, arresosi di fronte allo loro
inflessibile costanza nella fede in Cristo, emanò la sua
inappellabile sentenza, seguita dall'immediata esecuzione: dopo
averli fatto girare ammanettati e frustati per le vie di Lentini,
esposti allo scherno della plebe inferocita ed urlante, ad Alfio
venne strappata la lingua, Filadelfo fu bruciato su una graticola,
Cirino fu immerso in una caldaia di olio bollente. Era il 10
maggio del 253 ed Alfio aveva 22 anni e 7 mesi, Filadelfo 21, Cirino
19 e 8 mesi. Su ordine di Tertullo i loro corpi, martirizzati e
privi di vita, furono legati con funi e trascinati in una foresta,
chiamata "strobilio" per la gran quantita' di pini esistenti.
Le spoglie vennero buttate in un pozzo
secco, vicino alla casa di Tecla, che, ormai convertita alla
religione di Cristo sull’esempio dei 3 fratelli di Vaste, nella
notte tra il 10 e 11 maggio, accompagnata dalla cugina Giustina e da
11 servi cristiani tra cui 5 donne, estrasse i corpi e,
trasportatili in una campagna vicina, diede loro degna sepoltura,
sfruttando una piccola grotta che e' quella esistente ancora nella
chiesa di Sant'Alfio e sulla quale successivamente nel 261,
placatesi le persecuzioni, venne eretto un grande tempio ed essi
dedicato. Ancora oggi il 9, 10 e 11 maggio di ogni anno si ricorda
il martirio con una solenne festa che coinvolge l'intera popolazione
di Lentini. Nello stesso periodo anche Vaste festeggia i propri
Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino.
L’emigrazione dalla Sicilia e dalla
Puglia ha portato con sé il culto dei tre santi nel mondo. I
principali luoghi delle devozione ai 3 fratelli sono: Vaste
(città natale), Lentini (città del martirio), Trecastagni
(Ct), S. Alfio (Ct), San Fratello (Me), Mirto (Me), Scifì (Me),
Roma (un altare dedicato ai SS. Alfio, Filadelfo e Cirino è
presente in una Chiesa accanto a quella di S. Filippo Neri, a Piazza
Pantaleoni), Lawrence (Massachusetts, USA), Swedesboro (NewJersey,
USA), OMAHA (Nebraska, USA) e SILKWOOD (Northern Queensland –
Australia).
La Critica Politica - Poggiardo
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