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Desiderio inespresso: modelli di disabilità e
sessualità
di Sandrino F.
Ratta
Nell’indifferenza più assoluta dei maggiori
mezzi d’informazione quotidiana, periodica, radio e televisiva si è
svolto a Galatina, presso la
Sala Convegni del
Quartiere Fieristico
l’incontro-dibattito sul tema: “ASSISTENZA SESSUALE ALLE PERSONE
DISABILI GRAVI”, con il Patrocini di Regione Puglia (assente),
Provincia di Lecce (assente) e Città di Galatina presente con
l’assessore ai servizi sociali.
Eppure il tema era dei più interessanti, attuali e astiosi da
rappresentare ed analizzare. I relatori erano di alto profilo
scientifico quali il Prof. Stefano Federici Docente di Psicologia
Generale all’Università di Perugia e alla “Sapienza” di Roma, il
moderatore Dr.
Stefano Mensurati, Giornalista Radio Rai Uno, l’On. Ugo Lisi Membro
della XII Commissione – Affari Sociali della Camera dei deputati,
l’Avv. Francesco Risi del Foro di Lecce, il Dr. Francesco Farì,
Direttore del Servizio Centrale di Riabilitazione dell’ A.S.L.
LECCE, il Segretario nazionale SFIDA Ing. Andrea Ricciardi ed il
Segretario provinciale SFIDA di Lecce Sig. Vito Berti, artefice
principale ed instancabile sintesi del sindacato nel territorio
salentino.
Hanno fatto registrare l’assenza, invece, il Presidente della
Regione Puglia Nichi Vendola e il vice presidente della Provincia di
Lecce Loredana Capone.
Numerosa la partecipazione di persone con “abilità diverse” e con
“abilità convenzionali”; interessanti gli interventi anche via
telefono di esperti stranieri e, tutti particolarmente attenti a
evitare “confusioni di ruoli”, e a non travalicare gli aspetti
etici e morali della questione, ma a dargli un taglio più
scientifico e medico che superficiale.
Infatti, nel preambolo dell’incontro, il segretario Vito Berti ha
detto che “ la
sofferenza che discende da una vita mutilata dell'amore e della
sessualità può essere grande e influenzare tante altre aree
dell'esistenza, dal benessere fisico a quello emotivo al grado di
autostima. Per questi ed altri motivi, intendiamo porre
all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni la
questione relativa “all’assistenza sessuale” per le persone disabili
gravi. Il problema legato all’erogazione di "servizi di assistenza
sessuale" è da tempo dibattuto. In alcuni Paesi europei esistono
organizzazioni (pienamente legali) preposte a questo genere di
servizi già a partire dai primi anni ottanta.
Atti sessuali o tenerezze "su comando", stretti in un tempo
predefinito, all’interno di una prestazione professionale
debitamente remunerata, al di fuori di una storia sentimentale, non
possono che svuotare la sessualità di molti dei suoi significati e
valori.
Tuttavia, dobbiamo anche pensare all'importanza e alla pregnanza che
può avere, per alcuni, scoprire o ritrovare l’esperienza sensoriale
del piacere, quando l'handicap fisico, ad esempio, ha trasformato un
corpo animato di vitalità in un corpo ipermedicalizzato, un corpo
luogo di sofferenza e fonte di sentimenti di disvalore.” A concluso
Berti “In ogni caso, la questione in discussione mette in gioco
sensibilità, atteggiamenti e valori anche molto diversi da individuo
a individuo, in un campo estremamente delicato, intimo e personale
come quello della sessualità. È un campo nel quale tutte le
posizioni e i valori sono ugualmente rispettabili, nel senso che
ogni cittadino dovrebbe avere il diritto di esprimere e vivere la
sua sessualità nelle modalità possibili che sente più in sintonia
con i suoi bisogni, sentimenti e valori, nel rispetto dei
sentimenti e dei valori dell'altro.”
Ma la relazione del professor Federici ha chiarito,
scientificamente, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, alcuni punti
chiave. E precisamente, ha cercato di dare una risposta a “Cosa
intendiamo per sesso e diritto alla sessualità”, dicendo “Tra
gli scrittori e attivisti “anti-ableist”, c’è un’opinione comune:
che le persone non disabili generalmente considerano le persone
disabili come esseri asessuati. Sebbene questa falsità degradi tutte
le persone disabili, tuttavia essa ha uno speciale effetto umiliante
sulle lesbiche disabili. La ragione che provoca questo è la
seguente, se si assume che le persone disabili sono asessuate,
allora non si può concepire l’esistenza di lesbiche disabili.
Cioè, come dire, se le persone disabili sono considerate come esseri
asessuati, e se le identità lesbiche sono identità sessuate,
allora le identità lesbiche disabili sono concettualmente
impossibili (non esistono).Apparentemente, la categoria di “persona
disabile” e la categoria di “lesbica” sono reciprocamente
escludenti: o sei una persona disabile (asessuata), o sei una
lesbica (sessuata)».
Ed ancora, qual
è il modello di assistenza sessuale che si vorrebbe? E la risposta
è stata lapidaria “nessuna assistenza sessuale ma pari opportunità
di accesso al sesso. Pagare per avere sesso è legale, se offerto
privatamente in casa propria, liberamente, nell’età consentita e
senza approfittamento e/o sfruttamento della prostituzione .
Purtroppo,
invece, allo stato della legislazione, ricevere assistenza sessuale
presso strutture autorizzate, con ogni garanzia in merito alla
igiene ed alla prevenzione dal contagio di malattie sessualmente
trasmissibili non è possibile che avvenga, poiché predisporre una
struttura a tale fine è vietato dalla legge (Legge Merlin) che
considera tale attività un favoreggiamento della prostituzione e/o
induzione alla prostituzione.
Vi sono state
nell’arco di questi 50 anni dalla approvazione della Legge Merlin
numerose proposte di modifica della stessa mai però discusse in
parlamento poiché nessuna forza politica si assume la responsabilità
davanti ai propri elettori di approvare una apertura e/o forma
legale di attività di prostituzione, magari fiscalmente
riconosciuta.
Cosìcché è
illegale per tutti andare in un bordello, favorire prestazioni
sessuali come protettore o potenziale cliente, è illegale, come pure
pubblicizzare prestazioni sessuali o in qualità di assistente
stabilire relazioni sessuali con persone minorate psichiche
(interdette). Tutti i sex workers devono avere più di 18 anni.” E
via con esempi giuridici e legislativi di alcuni Stati quali la
Danimarca, l’Australia e la Nuova Zelanda, la Svizzera, ecc. Sino a
concludere con le parole, di Giovanni Paolo II del 5 gennaio 2004
nel Messaggio al Simposio internazionale «Dignità e diritti della
persona con handicap mentale» ( In Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace (Editor). Compendio della dottrina sociale
della Chiesa (p. 148). Città del Vaticano: Libreria Editrice
Vaticana) che così recita “.Bisogna
promuovere con misure efficaci ed appropriate i diritti della
persona handicappata –
Una grande attenzione dovrà essere rivolta […] anche alle dimensioni
affettive e sessuali della persona handicappata «Anch'essa ha
bisogno di amare e di essere amata, ha bisogno di tenerezza, di
vicinanza, di intimità», secondo le proprie possibilità e nel
rispetto dell’ordine morale, che è lo stesso per i sani e per coloro
che portano un handicap.”
Certamente
l’incontro non è stato esaustivo, ma qualcosa si è mosso, almeno
nelle conoscenze e nelle coscienze dei presenti…..per gli assenti,
vedremo in seguito.
Leverano, 18 febbraio 2008
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