IL SACRIFICIO DEGLI ONESTI

di Sergio Santese*

Quando un amministratore pubblico subisce l’interesse della Giustizia, soprattutto in merito alla rilevanza penale di un suo operato, è assolutamente normale che l’opinione pubblica assuma sull’evento atteggiamenti istintivamente diversi. Da una parte ci sono coloro che, conoscendo da sempre la rettitudine morale e l’onestà intellettuale del soggetto coinvolto, ne escludono a priori il fondamento accusatorio; dall’altra ci sono coloro che con inalterabile imperturbabilità si astengono dal giudizio, non potendo decidere con sufficiente certezza della verità o della falsità del fondamento accusatorio. Già tale varietà di atteggiamenti psicologici, comunque, costituisce l’immediato sacrificio che una persona onesta subisce, a prescindere dalla sua innocenza che in futuro accerterà la Giustizia. In tali casi, v’è da chiedersi, però, se il sacrificio in gioco sia solo quello della persona onesta (e della sua famiglia) ovvero se altri onesti ne subiscano le conseguenze. Spesso succede, infatti, che quella persona sia costretta a rassegnare le dimissioni dalla carica elettiva conferitagli legittimamente dallo stesso Popolo in nome del quale la stessa Giustizia sta agendo. In tali casi, dunque, il sacrificio non è più un fatto personale della persona onesta coinvolta. La interruzione di un governo cittadino per fatti esterni agli equilibri politici, infatti, tocca inevitabilmente anche gli interessi dei membri della Comunità amministrata a partire dalla sostituzione dei poteri del Sindaco, della Giunta e del Consiglio Comunale, conferiti liberamente dal Popolo con quelli del Commissario, conferiti unilateralmente dal Prefetto. Questo è, infatti, il primo sacrificio che quel Popolo dovrà necessariamente subire dalle intervenute dimissioni. Vi sono, poi, le inevitabili conseguenze connesse ad una gestione commissariale improntata ad esigenze tecniche e svincolata, pertanto, dalla necessità di completare un’azione politica in corso. Insomma, nella maggior parte delle Comunità un simile evento viene interpretato in termini di sciagura per quelle Comunità. In alcuni casi, invece, come avvenuto nel piccolo lembo di terra interessato dall’evento che mi ha direttamente coinvolto, c’è chi essendo stato pienamente appagato nel suo sentimento di vendetta personale gioisce in sorprendenti e spumeggianti festeggiamenti. E la sua soddisfazione inizia già nel momento in cui apprende la notizia delle vicende giudiziarie che hanno repentinamente coinvolto la mia persona e, di conseguenza, la mia famiglia. Un tale atteggiamento già la dice lunga su certo grado di barbarie: l’aberrante manifestazione spettacolare di tali sentimenti di odio e di livore personale verso un semplice concorrente politico denotano, infatti, assenza di ogni sentimento di umana e cristiana solidarietà nella convivenza civile. Quando, infine, tale acredine personale e politico trova conferma anche nelle carte processuali che mi riguardano, allora, le riflessioni etiche devono necessariamente lasciare il posto a quelle giuridiche. Per questo ho già proceduto a consegnare in Procura un riservato dossier di circa 300 pagine, contenente un esposto-denuncia-querela, ove sono rappresentati e provati in modo circostanziato fatti, circostanze e complicità di inconfutabile calunniosa e diffamante valenza, dai quali emerge in modo inequivoco che taluni (oggi in spumeggianti festeggiamenti) hanno volutamente e temerariamente utilizzato in modo distorto la Giustizia per saziare, da una parte, abietti sentimenti di vendetta e, dall’altra, bramosi tornaconti politici e personali con il conseguente sacrificio degli interessi di tutte le persone per bene. Sarebbe però sbagliato credere che la mia reazione sia in contrasto con la disponibilità al perdono, costante intrinseca, invece, anche in questo caso, del mio agire civile e politico. Pur avendo, pertanto, già perdonato tanto odio di taluni nei miei confronti, ho ritenuto invece fosse mio dovere riaffermare i corretti valori della Giustizia, richiamandomi ad un altro valore evangelico: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio…”.

Maglie, 18 marzo 2008

                                                                                     *Avv.to ex Sindaco di Sanarica

La Critica Politica - Poggiardo

 

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