ENNESIMO BLACK-OUT NEL SALENTO: OCCORRE UNA NUOVA POLITICA ENERGETICA BASATA SULLE FONTI RINNOVABILI E SU UN MODELLO DECENTRATO DI PRODUZIONE DELL’ENERGIA.

(Editoriale "Gazzetta del Mezzogiorno" del 29.08.2007)

I recenti black-out del 25 luglio e 24 agosto uu.ss., che si aggiungono a quello devastante verificatosi il 28 settembre 2003, mostrano la necessità di una sostanziale inversione di tendenza nella definizione del nostro modello di produzione e trasmissione dell’energia.

E’ diventato evidente che un sistema centralizzato, basato su pochi centri di produzione di grande taglia (es. Cerano) e rigidamente dipendente da combustibili fossili, non garantisce la flessibilità e la sicurezza necessarie in una società avanzata. Solo un diverso modello di produzione decentrata di energia, incentrato sulle fonti rinnovabili (impianti solari, fotovoltaici, eolici, a biomassa), in linea con le recenti decisioni del Consiglio Europeo del marzo scorso, può evitare i disagi in cui siamo incorsi.

Paradossalmente la Puglia, nonostante un esubero di produzione elettrica vicino al 100%, nel 2003 fu una delle ultime regioni a tornare alla normalità. Ciò conferma che l’attuale sistema elettrico, rigido e centralizzato, resta troppo vulnerabile e poco elastico per garantire una sufficiente stabilità della rete. Né sono sufficienti evidentemente le interconnessioni a livello europeo, nonostante le garanzie di fornitura che hanno accompagnato ogni nuova infrastruttura, come nel caso dell’elettrodotto Italia-Grecia.

Patetiche appaiono a questo punto le faraoniche manovre anti-black-out messe in atto da Enel, con un piano nazionale di distacco che ha coinvolto tutte le famiglie e che rivela oggi, alla luce di quanto successo, i suoi caratteri di manipolazione dell’opinione pubblica, indotta da paventate crisi energetiche ad accettare con maggiore arrendevolezza nuove centrali!

Occorre accelerare la transizione verso un nuovo modello energetico il quale oltre a garantire maggiore sicurezza e rispetto per l’ambiente, potrebbe determinare ricadute positive per un’ampia cerchia di operatori e di utenti consentendo l’affermazione di un sistema più “democratico”, vicino agli interessi dei cittadini e non asservito ai pochi potentati energetici in regime di oligopolio.

Porte aperte e adeguate previsioni, quindi, per impianti solari termici (per produzione di acqua calda), impianti fotovoltaici (per produzione di energia elettrica), piccoli e medi impianti eolici, centrali a biomassa di piccola taglia. Un contributo delle fonti rinnovabili e della generazione diffusa superiore al 50% entro poche decine di anni è compatibile con le attuali tecnologie ed in linea con le previsioni degli esperti più accreditate.

Il nostro territorio ritornerebbe così a essere protagonista del sistema energetico necessario al suo sviluppo, uscendo finalmente da una storia di colonizzazioni, arbitri e affarismi che hanno caratterizzato le vicende locali degli ultimi decenni.

Nota a tutti è poi la vicenda della centrale “Federico II” di Brindisi-Cerano. Già all’epoca della sua costruzione sarebbe stato possibile effettuare scelte tecnologiche differenti puntando su gruppi di generazione a gas di taglia ridotta e con un impatto notevolmente minore. Infatti, la tecnologia impiegata (ciclo con caldaia a vapore e condensazione ad acqua di mare senza recuperi, con rese dell’ordine del 40%) era già obsoleta alla entrata in funzione dell’impianto,  anche per i lunghi tempi di costruzione.

La Centrale di Cerano era ed è fuori norma rispetto alle prescrizioni sull’inquinamento dell’aria ed ha potuto funzionare solo grazie alle continue deroghe, purtroppo avallate anche dai successivi governi. Essa contribuisce in modo determinante al mancato rispetto da parte dell’Italia degli impegni assunti in sede internazionale con la ratifica del Protocollo di Kyoto. Si è trattato di investimenti “gonfiati” dal regime di monopolio in cui ha sempre operato Enel, anche per il gigantismo degli impianti, al di fuori di un reale libero mercato.

Per la stabilità della rete elettrica non sono sufficienti quindi la presenza di grossi impianti produttivi e un’ampia disponibilità di fonti energetiche; abbandoniamo finalmente l’antidiluviano concetto per cui la stessa disponibilità di energia è di per sé un fattore di sicurezza e di sviluppo.

In definitiva l’Enel mostra di ispirarsi ad una cultura energetica basata sulla “politica dell’offerta”: offrire energia in abbondanza, anche se con scarsi rendimenti e alti impatti,  prescindendo dalla effettiva richiesta!!!

Non è certamente la quantità di energia disponibile, ma il modo corretto, efficiente e sicuro di utilizzarla (insieme ad una corretta gestione della rete) che caratterizza i paesi evoluti. In altre parole, è importante il passaggio dalla “politica dell’offerta” a quella della domanda, che parta da un’analisi dei fabbisogni  per prevedere l’energia necessaria, in quantità e qualità, a soddisfarli.

Da troppo tempo mancano in Puglia analisi organiche e disaggregate dei consumi, che individuino gli usi impropri dell’energia, le sacche di spreco negli usi finali, le azioni necessarie per razionalizzare i fabbisogni. Chi sa dirci quante famiglie usano ancora gli scaldabagni elettrici per produrre acqua calda sanitaria, o quanti impianti sportivi sono ancora sprovvisti di pannelli solari per alimentare le docce? Nella lotta agli sprechi energetici dovrebbero essere trasferite molte di quelle risorse che oggi vengono impegnate per la costruzione di nuove centrali elettriche (a fonti rinnovabili e non). Così come gli Enti Locali dovrebbero impegnare più attenzione alla predisposizione di Piani e Bilanci energetici, piuttosto che aprire il territorio a nuove colonizzazioni e speculazioni!

Neanche il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) in questo senso dà un adeguato contributo, prevedendo al contrario vecchie e nuove produzioni elettriche per un totale di 10.000 Megawatt, confermando il ruolo della Puglia quale colonia addetta alla produzione elettrica per altre regioni.

Se le grandi centrali non vanno chiuse nell’immediato, di certo il futuro non appartiene a loro e noi dobbiamo agire subito per implementare un sistema energetico più adatto alle esigenze della popolazione e più rispettoso dell’equilibrio del pianeta, incentrato sulla generazione distribuita di piccola taglia e sulle fonti rinnovabili, utilizzando celle a combustibile a idrogeno e sulle nuove reti intelligenti in grado di garantire bassissimo impatto sull’ambiente circostante, sul clima globale, sulla salute dei cittadini, sulla qualità delle produzioni agricole, tutti aspetti che la logica assunta con la costruzione della centrale Enel di Cerano e con la realizzazione del sistema attuale di produzione dell’energia non riesce a garantire.

Lecce, 28 agosto 2007

                                                                                L’Assessore alle Politiche Energetiche

                                                                                                       Gianni Sergi

 

 

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